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Roma, osservatorio criminalità Codici. Per la produzione e lo smercio dei prodotti contraffatti incisivo il patto tra Camorra e Mafia cinese

Che Roma fosse il centro nevralgico di molte attività criminali non è una novità. Dal traffico di droga, alla prostituzione, agli illeciti nel settore degli appalti, la Capitale rappresenta terreno fertile per attività illegali.
A spartirsi la torta organizzazioni criminali autoctone ma anche estere; ognuna di queste ha il suo specifico settore di interesse attraverso il quale arricchirsi, ma non sono da trascurare le forti commistioni esistenti tra criminalità italiana ed estera che concorrono a far lievitare i proventi derivanti dalle varie attività criminali.


“Il Codici si interessa da anni alla questione criminalità nel Lazio e, in particolare, a Roma– dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici – è infatti attivo un osservatorio che costantemente monitora il territorio, registra le varie operazioni delle Forze dell’Ordine ed i fatti di cronaca che riguardano l’argomento “criminalità”.
Grazie all’attività dell’osservatorio e all’analisi dei recenti, dal 2007 ad oggi, accadimenti criminali, il Codici già da tempo denunciava la forte presenza della mano della criminalità cinese nel settore degli illeciti. La percentuale dei cittadini cinesi segnalati per reati associativi nella Regione Lazio è pari all’8 per cento della media nazionale.
“Non solo questo – prosegue Giacomelli – denunciamo anche l’importante apertura da parte della criminalità calabrese verso la criminalità orientale, in particolare nel mercato della contraffazione”.
Ma anche la Camorra è interessata alla criminalità cinese infatti molti prodotti arrivano nei negozi dell’Esquilino e nei mercati di Roma direttamente da Terzigno e San Giuseppe Vesuviano, paesi alle pendici del Vesuvio, dove opera il clan Fabbrocino.
Il patto tra camorra e mafia cinese prevede la produzione e lo smercio di prodotti contraffatti servendosi di manodopera e reti di distribuzione cinesi.
“L’occupazione e il controllo del quartiere Esquilino, avvenuto nella disattenzione delle varie amministrazioni capitoline, ha permesso alle organizzazioni criminali cinesi, storicamente basate sui
vincoli familiari, di servirsi di una vera e propria roccaforte entro la quale gestire ed amministrare traffici illeciti – conclude Giacomelli - All’Esquilino, infatti, vigono le regole delle famiglie egemoni che, attraverso sequestri, estorsioni e minacce hanno acquistato il controllo del territorio”.


Visto il contesto, Codici propone alle varie Amministrazioni a porre in essere un meccanismo di controllo sofisticato quanto le tecniche utilizzate dalle infiltrazioni criminali, prevedendo la partecipazione della società civile.

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