Sembra una barzelletta, se non fosse che per disattenzione o superficialità può trasformarsi in una pericolosa trappola. È l’ultima truffa in circolazione su WhatsApp, su cui l’associazione Codici invita i consumatori a prestare la massima attenzione.
Il testo del messaggio
Il messaggio che arriva, da un numero non in rubrica, è il seguente: “Salve signore/signora, sono Eric Dupont Moretti, avvocato, e vi contatto dalla Francia per conto della donatrice, Linda Sandra. La signora Linda Sandra mi ha appena inviato il vostro numero WhatsApp tramite messaggio, indicando che vi ha designato come beneficiario di una donazione che desidera effettuare. Se ricordate questa donazione, vi prego di confermarla rispondendo: ‘Sì, sono il beneficiario’. Attendo con ansia la vostra risposta”.
La forma e la sostanza
“All’apparenza sembra una comunicazione normale – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, se non fosse per il contenuto del messaggio, che già dovrebbe far scattare l’allarme. Situazioni del genere vanno immediatamente ignorate e scartate, perché sono chiaramente false”.
La truffa che circola su WhatsApp
“Detto questo – continua Giacomelli –, il problema è dare seguito a queste comunicazioni, magari anche solo per curiosità. Il rischio, infatti, è quello di andare incontro a guai seri, cliccando, ad esempio, sui link che vengono inviati per approfondire la questione. Sono quei link, infatti, a nascondere la trappola. L’utente viene indirizzato su pagine non sicure, che i cybercriminali sfruttano per impossessarsi di dati personali, che utilizzano per mettere a segno truffe. Frodi che possono andare da operazioni bancarie a sottoscrizioni di contratti”.
Attenzione ai numeri sconosciuti e ai “regali”
“Il messaggio che rivolgiamo ai consumatori è tanto chiaro quanto semplice – conclude il Segretario Nazionale di Codici –. Non bisogna rispondere a messaggi che arrivano da numeri sconosciuti, soprattutto se esteri, e diffidare da chi annuncia donazioni o propone investimenti dai guadagni facili e assicurati. E ovviamente, regola fondamentale, non comunicare i propri dati”.