La Corte di Appello di Perugia ha accolto il reclamo presentato da Codici contro la dichiarata inammissibilità dell’azione di classe sulle Piscine dello Stadio di Terni. Parliamo dell’iniziativa legale promossa dall’associazione dei consumatori per tutelare gli abbonati all’impianto sportivo che chiuse improvvisamente nel 2022.
La Corte di Appello di Perugia accoglie il reclamo
“Siamo molto soddisfatti della sentenza della Corte di Appello di Perugia – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, anche perché rappresenta un precedente importante. È particolarmente rilevante, infatti, il riconoscimento della possibilità di promuovere una class action anche contro gli Enti Locali. Per le attività deve essere considerata professionista tanto la persona fisica quanto quella giuridica, sia pubblica sia privata, che utilizzi il contratto non necessariamente nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, ma per uno scopo connesso all’attività imprenditoriale o professionale”.
Cosa dice la sentenza
“Entrando ancora di più nel merito della sentenza – aggiunge Marco Malandrucco, avvocato di Codici che sta seguendo l’azione di classe –, evidenziamo che la Corte d’Appello ha aderito alla tesi di Codici secondo cui sia il Comune che Piscine dello Stadio S.r.l. avevano chiari e ampi doveri di vigilanza sull’impianto sportivo e le sue modalità di gestione ‘in relazione all’interesse pubblico sotteso alla fornitura dei servizi in questione’, rilevando che né l’Ente Locale né la Piscine hanno fornito alcuna prova di aver adempiuto a tali obblighi, come sarebbe stato loro preciso onere”.
Piscine dello Stadio di Terni, azione di classe per il rimborso degli abbonati
“Ci siamo attivati a tutti i livelli per cercare una soluzione ad una problematica che ha interessato centinaia di cittadini – afferma Massimo Longarini, Responsabile di Codici Umbria –. Purtroppo, i tentativi di aprire un dialogo si sono rivelati vani e così siamo stati costretti a ricorrere alle vie legali. Non è accettabile che un impianto sportivo chiuda all’improvviso senza che gli abbonati ricevano nessuna forma di indennizzo. Nel tempo abbiamo assistito a rimpalli di responsabilità ed annunci. Non ci interessano le parole, valgono i fatti. I cittadini devono essere rimborsati per non aver potuto usufruire dell’abbonamento sottoscritto e pagato. Questa è la richiesta dell’azione di classe che abbiamo avviato e che ora registra questa importante sentenza”.