Dati Istat su liste di attesa certificano il fallimento della sanità italiana

7 Novembre 2025

I dati diffusi dall’Istat sul 2024 rappresentano la fotografia impietosa di un fallimento sistemico. Questo il giudizio dell’associazione Codici, che commenta quanto riferito dal Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, Francesco Maria Chelli, in audizione sulla manovra.

Nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato alle cure

Lo scorso anno 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato a curarsi, il 9,9% della popolazione, 1 milione e 300mila in più rispetto al 2023. Numeri impressionanti per la loro gravità. I motivi sono liste d’attesa interminabili, costi troppo alti e strutture difficili da raggiungere.

Dati Istat, i numeri impressionanti sulle liste di attesa

“Non si tratta di una crisi temporanea – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, ma dell’evidente collasso di un sistema sanitario nazionale che sta tradendo la sua missione fondamentale. Quando il 6,8% della popolazione, un dato triplicato rispetto al 2019, dichiara di non potersi curare a causa delle liste d’attesa, non si tratta di inefficienze burocratiche. Parliamo di cittadini che rinunciano a diagnosi precoci, di malattie che si aggravano nell’attesa, di sofferenze evitabili che diventano croniche. L’articolo 32 della Costituzione garantisce il diritto alla salute, ma questi numeri dimostrano che per milioni di italiani è rimasto solo un principio astratto, lontano dalla realtà quotidiana”.

Donne e anziani i più colpiti

Secondo i dati diffusi dall’Istat, il fenomeno è più diffuso tra le donne, che rinunciano alle cure nel 7,7% dei casi. Una percentuale che supera il 9% con l’avanzare dell’età, toccando il 9,2% nella fascia 45-64 anni ed il 9,2% tra gli over 65.

Malasanità e discriminazione

“Sono dati che rivelano un’ingiustizia dentro l’ingiustizia – sottolinea Giacomelli –. Le donne e gli anziani sono i più colpiti da questa situazione. Questa non è solo malasanità, è discriminazione per età e genere mascherata da tempi tecnici. Non si può ignorare nemmeno il dato territoriale, che mostra percentuali altissime in tutte le aree del Paese. Non è un problema locale ma nazionale: dal Nord (6,9%) al Centro (7,3%), al Mezzogiorno (6,3%), nessuna regione è risparmiata da questa catastrofe sanitaria. Ogni giorno di attesa può significare la differenza tra una diagnosi precoce e una malattia in stato avanzato, tra una terapia efficace e complicazioni irreversibili”.

Cosa comporta la rinuncia alle cure

“La rinuncia alle cure crea un circolo vizioso drammatico – aggiunge il Segretario Nazionale di Codici –. Le patologie non diagnosticate in tempo richiedono poi interventi più costosi e complessi, appesantendo ulteriormente un sistema già al collasso e alimentando la crescita della spesa sanitaria privata per chi può permetterselo”.

Il diritto alla salute ridotto a un privilegio per pochi

“C’è il rischio concreto che il diritto alla salute nel prossimo futuro si trasformi in un privilegio riservato a chi può permetterselo. Servono interventi urgenti e forti per invertire la rotta – conclude Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. La salute dei cittadini non può più aspettare”.

La battaglia contro la malasanità

L’associazione Codici è impegnata da anni contro la malasanità attraverso la campagna “Indigniamoci!”, che coinvolge tutti gli Sportelli presenti sul territorio nazionale per raccogliere le segnalazioni dei pazienti e dei loro parenti, e fornire assistenza. È possibile segnalare danni o irregolarità nelle cure, negli interventi o nelle diagnosi, così come tempi lunghi delle liste di attesa.

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