Importante risultato di Codici nella campagna avviata per tutelare i consumatori dal greenwashing.
La decisione del Tribunale su San Benedetto
Con decreto dell’8 luglio 2026, il Tribunale di Venezia – Sezione Specializzata in Materia di Impresa – ha accolto il ricorso dell’associazione, inibendo ad Acqua Minerale San Benedetto l’utilizzo di cinque asserzioni ambientali e ordinandone la rimozione dal sito web e dai social network.
Comunicazioni vaghe e generiche
Come sosteneva l’Associazione, tali comunicazioni risultano vaghe e generiche, non indicano con precisione i prodotti cui si riferiscono e sono prive di riferimenti a dati oggettivi idonei a consentirne la verifica, risultando così suscettibili di indurre in errore il consumatore medio sull’effettiva sostenibilità ambientale dei prodotti e della produzione.
La sostenibilità
In particolare, è stata ritenuta ingannevole l’asserzione “SAN BENEDETTO è Sostenibilità” in quanto tali asserzioni non indicano specificatamente a quale prodotto nell’ambito del “ventaglio di prodotti” commercializzati esse si riferiscano.
I green claim contestati
Per quanto riguarda il concetto di riciclo, da un lato, e di utilizzo di meno plastica nelle confezioni e negli imballaggi, dall’altro lato, non indicano quale sia l’effettivo consumo di plastica, né quale sia il dato comparativo del peso e alludono genericamente ad un risparmio energetico, dando l’immagine di un’intera produzione ad impatto ridotto sull’ambiente in termini di emissione di gas serra. Si tratta, quindi, di asserzioni intrinsecamente vaghe e generiche, prive di alcun riferimento a dati oggettivi e, pertanto, non verificabili e idonee, in quanto tali, ad indurre in errore il consumatore medio circa l’effettiva sostenibilità ambientale e l’impatto che il prodotto ha sull’ambiente. Inoltre, l’asserzione “SAN BENEDETTO è Sostenibilità” oltre ad essere generica, suggerisce l’idea di una produzione sostenibile e priva di impatto ambientale, quando invece il ciclo produttivo della resistente è naturalmente inquinante.
Scelte consapevoli
“Questa vittoria contro il greenwashing conferma l’importanza del nostro impegno a tutela dei consumatori – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una questione economica e di corretto funzionamento del mercato. Un’informazione commerciale chiara, verificabile e non ingannevole consente ai cittadini di effettuare scelte consapevoli, ma costituisce anche uno strumento essenziale di contrasto alla concorrenza sleale: impedisce che chi ricorre a dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente dimostrate ottenga un vantaggio competitivo indebito rispetto alle imprese che investono realmente in innovazione, qualità e sostenibilità”.
La difesa del Made in Italy passa anche dalla trasparenza
“La trasparenza, quindi, non tutela soltanto il consumatore, ma premia gli operatori corretti e rafforza l’intero sistema produttivo – aggiunge Giacomelli –. L’Italia, e in particolare il Made in Italy, può competere con gli altri Paesi produttori non comprimendo gli standard, ma innalzando il livello qualitativo dei prodotti, dei processi e delle informazioni offerte al mercato. Solo un sistema fondato su qualità, autenticità e responsabilità può consolidare la fiducia dei consumatori e rendere le nostre imprese più competitive sui mercati nazionali e internazionali. Continueremo a vigilare – conclude il Segretario Nazionale di Codici –perché la correttezza informativa è una condizione essenziale per una concorrenza leale e per una crescita sana e duratura del sistema produttivo”.